Io e la lettura abbiamo una strano rapporto. Sono diffidente, diffidente su tutto, perchè per quanto penso di conoscere solo il 2% dei libri che esistono al mondo, l’1,99% mi annoia una casino dopo poche pagine. Poi ogni tanto scopro un autore nuovo, e su quello ci campo per un pò. Dopo aver esaurito tutta la bibliografia di Antonio Tabucchi e Tiziano Terzani, per più di 2 anni non ho trovato niente. Poi, per caso, tra i migliaia di libri della Feltrinelli ce n’era uno che quasi si sbracciasse al mio cospetto per essere visto. Titolo: “Si è suicidato il Che”. Autore: Petros Markaris. Genere: Giallo Poliziesco.

Diffidenza alle stelle. I gialli li trovo pieni di trama e nient’altro. Odio le trame fini e a se stesse. Ma un pò perchè avevo una lacuna d’autore un pò nella speranza di colmare questa lacuna l’ho acquistato. E ho fatto bene. Negli ultimi sei mesi infatti il commissario Charitos, protagonista dei gialli di Petros Markaris accompagna le mie letture. Poi sono passato a “Le Ultime dalla Notte” e “Difesa a Zona”. Incredibilmente poetici e profondi, seppur…gialli.


La cosa bella è che per quanto li si voglia paragonare a Montalbano o Maigret, c’è proprio quella introspezione e poesia di fondo che accompagna questi libri e il mio neo-eroe commissario e che i libri del genere hanno stancamente sempre meno. Per cui in mezzo a tutto questa confusione volevo promuovere questo signore.

Petros Markaris è turco, armeno, greco. Tedesco, austriaco, italiano. È nato ad Istanbul nel 1937, ha genitori di nazionalità diverse, ha studiato nelle università del nord Europa. Non si sente greco, neanche un po’. Dice: “Il nazionalismo non fa per me, non ho e non voglio radici. Sto bene dappertutto, anche in Germania, anche in Italia”. Neppure Atene sente come propria città: “Puzza di spazzatura e smog” dicono i suoi personaggi. Nonostante ci abiti, nonostante abbia appena comprato una nuova casa, “è una città che a volte detesto”. Eppure i romanzi di Markaris sono talmente greci e il suo commissario, Charitos (al telefono lo scrittore spiega che si pronuncia “haritos”), così profondamente ateniese, da rendere praticamente impossibile immaginarselo non solo fuori dalla sua città, ma addirittura fuori dalla sua macchina, una 131 Fiat Mirafiori minacciosamente scassata. Nato come giallista in tarda età con Ultime della notte, Markaris viene dalla sceneggiatura per il teatro, per la televisione, per il cinema dove si è distinto come sceneggiatore di Theo Angelopoulos con il quale ha stretto un lungo sodalizio professionale (L’eternità e un giorno vinse la Palma d’oro a Cannes nel 1998, sta scrivendo altri episodi per la trilogia La sorgente del fiume).
Ma per Markaris la scrittura è gialla. Dal libro d’esordio fino a Difesa a zona e all’ultimo, Si è suicidato il Che (in Italia pubblicati da Bompiani), ha modulato la crime story in una stringente versione mediterranea. L’Atene di Markaris non è un posto da vacanze, ma una capitale intasata e piena di grinta totalmente inserita nel suo attuale contesto sociale e politico. C’è inquinamento, rumore, gente che litiga, tv accese sulle notizie del giorno. I lavori in corso per le Olimpiadi bloccano le strade e fanno arrivare Charitos sempre tardi al commissariato. Con un colpo di mano Markaris ha trasferito sotto il sole di Grecia la lezione del Quai des Orfevres di Maigret. Non è un caso che un’operazione del genere sia riuscita a questo campione del meticciato europeo. Non è un caso che uno scrittore che si dichiara “sradicato” trovi naturale dedicarsi al giallo, un genere che obbliga il lettore a una continua ridefinizione delle priorità sociali. “Il giallo greco – dice – ha una forte connotazione politica perché i suoi scrittori hanno vissuto la dittatura e vivono una militanza politica, sebbene con disincanto e frustrazione”.
L’ultimo suo libro, che ancora non ho acquistato è: “La lunga estate calda del commissario Charitos. Fine dello spottone.

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