Quando Dr.House psicanalizza

Da un paio di mesi imperversa su MediaSet e su Fox il geniale Dr.House, telefilm americano sul mondo della medicina, dottori, ospedali e quant’altro. 

All’inizio, forse perchè dopo C.S.I.  ci hanno assaliti di telefilm americani su streghi, mostri, poliziotti, supereroi, dottori, studenti di medicina, e forse perchè ha avuto un successo della madonna in Italia , mi sono rifiutato di guardarlo, ma poi, quasi per caso, mi è capitato di rimanere un mercoledi sera malaticcio a casa, e mi sono fatto una full immersion del fantomatico Dr.House. La serie è incentrata sulle vicende di un’equipe di diagnostica medica guidata dal Dr. Gregory House, un medico dai metodi poco ortodossi ma dotato di grande capacità ed esperienza e trae ispirazione dai gialli del famoso detective Sherlock Holmes (la struttura qui è simile: House è Sherlock Holmes mentre il suo amico Wilson è Watson), infatti in ogni puntata c’è un giallo diverso da risolvere in base a vari indizi, più o meno evidenti; alla capacità del grande diagnosta l’ultima parola per risolvere il puzzle e salvare il paziente. Si tratta di risolvere casi umani dalle malattie superare e complesse.  Dr.House è famoso per la sua cinicità, per le sue paranoie, per il suo essere talmente ossessivo ed arrogante da essere quasi simpatico. Insomma, per farla breve, sono diventato anch’io teledipendente di Dr.House. E l’appartenere ad una categoria mi da enormemente fastidio.

Nella puntata di ieri c’è stato un passaggio in cui mi sono sentito partecipe. Un suonatore di jazz è in fin di vita e vuole lasciarsi morire perchè non può più suonare. Dr. House lo vuole salvare a tutti i costi, così hanno un breve scambio di battute.

In sostanza il musicista diceva più o meno questo: “Io e te siamo uguali, sai perchè? Perchè tutti e due abbiamo una cosa sola nella vita, una cosa che ci discosta dalla normalità, non tanto perchè facciamo chissà quali cose straordinarie, ma perchè questa cosa è talmente forte da essere unica e vitale, una cosa per cui non dormiamo la notte, che ci accompagna per tutto il resto della vita e che non da spazio ad una vita normale, come ad una famiglia, il cane, la gita domenicale, le vacanze al mare, ecc…Per me è la musica, per te è la medicina. Togliere questa cosa a ciascuno di noi significa togliere la vita. Perchè noi non siamo persone normali.”

Queste parole in qualche modo mi hanno dato una risposta a questo mio essere maledettamente preoccupato e inquieto, a questa ricerca continua di un qualcosa che non c’è, ed è da raggiungere, ed una volta raggiunto non si è ancora contenti, perchè c’è ancora altro da raggiungere. Già, nemmeno io dormo la notte, perchè anch’io mi sento di avere questa cosa dentro che è più forte di tutto il resto. Il cinema è una cosa che fa parte della mia vita ormai da 4 anni, e da allora ho cominciato questa battaglia personale contro me stesso, o meglio, contro la tendenza dell’uomo a fare delle scelte comode. Io ho deciso di non fare scelte comode ed ogni giorno pago la fatica di questa cosa da sostenere addosso. E’ una cosa pesante, come una corazza di piombo pesantisimo, senza di cui non sarei nulla. Come è normale che sia per un mestiere incerto anche gli umori sono incerti. Si passa dall’inspiegabile depressione ad altrettanta inspiegabile euforia. Perchè in questo mestiere, come ben disse Bergman “il regista è una persona sola. Essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico”.  Perchè secondo me è dietro la solitudine di ogni giorno che nasce tutto quello che siamo. Ritornando per un attimo alla fiction di cui ho parlato l’altro giorno su Rino Gaetano, anche Rino era una persona sola, malinconica e nella sua quotidiana fatica d’essere c’era il genio, il genio che aveva dentro e che era più forte di tutto, di tutti, forse anche della parte di se stesso che veniva sconfitto dal peso di questo genio. Io non so quanto questo genio sia vero o finto e fino a quando mi spingerò a portarlo dentro, ma mostro già un sacco di sintomi. Detto questo ieri sera Dr.House mi ha detto un paio di cose: 1) Non sono una persona normale ma comunque sono solo un uomo   2) E’ normale che io sia così    3) Devo continuare fino alla morte perchè non riuscirei a vivere senza  4) Pagherò tutta la vita questa mia scelta di andare oltre le cose normali.  5) Riesco ad avere dalla tv più di quanto mi aspettassi. Anzi, molte volte è la tv stessa a ridarmi un equilibrio che smarrisco oramai troppo frequentemente e di questo comincio ad essere ovviamente enormente perplesso.

Una Risposta

  1. tu ci assomigli al d.House. domani passiamo dal capo?

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